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IL
BASSO SULCIS
Il
“Basso Sulcis”,
questo triangolo ideale racchiuso tra otto comuni,
Domus de Maria, Nuxis, Perdaxius, Pula, Santadi,
Teulada, Tratalias, Villaperuccio, è
un concentrato di tante e tali emergenze geologiche,
naturalistiche, paesaggistiche ed archeologiche che
ne fanno una sorta di terra delle meraviglie. Se
solo venissero, in pratica, adeguatamente promosse e pubblicizzate farebbero di quest’angolo di
Sardegna, da sempre economicamente depresso, una
nuova Eldorado
turistica. Non solo, ma questi elementi, aggiunti
alle sue straordinarie potenzialità
eno-gastronomiche, rendono l’intera area un
incredibile ed ulteriore occasione di sviluppo. In
questa terra da sempre poco abitata, terra
d’esilio e di confine, come testimoniava già due
secoli fa il famoso geografo piemontese Carlo
Alberto della Marmora, dove gli abitanti a tuttoggi
vengono chiamati Maureddos:
<…Gli abitanti del Sulcis, e in
generale quelli della provincia di Iglesias, sono
designati col nome di Maureddos, che vorrebbe dire a
occhio e croce, Mauritani o, più semplicemente,
Mori. Senza toccare il problema insolubile della
loro origine, che alcuni autori vorrebbero far
derivare da quei Mori d’Africa che, secondo
Procopio, sarebbero stati trasportati nell’isola
al tempo di Belisario, io penso che non si sbaglia a
dire che quelli che vengono chiamati in questo modo
sono i discendenti delle popolazioni africane
trasferite nell’isola.>, ci
sarà consentito
vivere esperienze che, per le specificità che
offre, vanno sicuramente al di là della classica
vacanza. Come non rimanere rapiti dalle
interminabili e candide spiagge di Santa
Margherita, nel
comune di Pula,
l’unica ad aver sfruttato una parte delle sue
risorse turistiche sia nel campo del turismo
balneare sia in quello archeologico: come non citare
l’importantissimo sito archeologico, vero
gioiello, che è Nora!
Più avanti è un susseguirsi di piccole e intime
calette, regno privilegiato di chi ama tranquillità
e riservatezza.Ma è quando si arriva in prossimità
di Chia
(Domus de Maria)
che si rimane totalmente estasiati davanti alla
bellezza selvaggia delle enormi dune, bagnate da un
mare cristallo e ammantate da lussureggianti
ginepreti secolari, che incantano anche il
visitatore più esigente. Ma, paradossalmente, sono
le sue zone interne a mostrare gli aspetti
naturalisticamente più rilevanti e i siti
archeologici più affascinanti e misteriosi. Infatti
è qui che ritroviamo la leccetta più vasta del
mediterraneo, sfuggita agli incendi e ricresciuta
dopo i tagli dissennati dei secoli scorsi, si
presenta oggi in tutto il suo verde e rigoglioso
splendore pronta ad accogliere quel turismo
responsabile e rispettoso che potrebbe da un lato
portare ricchezza e dall’altro educare ad un nuovo
modo di proporre turismo le generazioni future di
imprenditori. I branchi di cervi, qui numerosi come
non altrove, attraversano e prosperano in questo
immenso mare verde, le ultime aquile reali della
zona volteggiano incessantemente fra gli impervi
rocciai e ovunque i solchi lasciati dai tanti
cinghiali che arano, affamati, quest’infinita
foresta dipingono un quadro da giardino zoologico.
Nelle forre più impervie resistono, fra intricate
selve e picchi inaccessibili, impavide e superstiti,
gigantesche querce millenarie. Nelle lussureggianti
gole, d’inverno, i fiumi che le attraversano
creano uno spettacolo nello spettacolo con le mille
cascate e laghetti puri e smeraldi, che ricreano una
sorta di paradiso, vedi su tutti “S’Iscra
‘e Calamixi”
o la selvaggia e impenetrabile gola del “Riu
Alinu”.
Un
infinità di percorsi, per la gioia degli amanti del
trekking, ci portano a vivere questa zona con una
intensità che non ritroviamo altrove: morbidi
pendii, impervi roccioni, arditi pinnacoli, aspre
montagne, boschi incantati, tutto ci dice natura,
che qui è sovrana. La storia ha poi segnato il
territorio lasciandoci in eredità antiche città,
“tombe di giganti”, nuraghi, “domus de
janas” che potremo ammirare percorrendo uno dei
tanti itinerari che attraversano il territorio
dandoci la possibilità di poter godere dei suoi più
vari aspetti. Irrinunciabile sarà a questo
proposito una visita alla necropoli prenuragica di “Montessu”
a Villaperuccio o alla fortezza fenicio punica di “Pani-Loriga”
a Santadi. Sempre a Santadi si trova la méta che vi
consigliamo: la tomba di giganti chiamata “Sa
Grutta Fraigada”.
Uno fra i siti archeologici più interessanti e
coinvolgenti dell’intera Sardegna. Partendo
dall’abitato (suggeriamo di appoggiarsi ad una
guida locale) proseguiamo in direzione “Pantaleo”,
dove si possono ammirare i resti di un importante
opificio risalente al 1800 e sfruttarlo come punto
di partenza per le innumerevoli escursioni offerteci
dalla zona. Poco più in alto incombe il
caratteristico profilo (ben visibile anche da
lontano) di “Perda Posta Intremini”
vero e proprio monumento geologico che merita un
escursione a se. Arrivati presso “Is
Pisanus”, si
prosegue in direzione “Barrancu Mannu”
da dove partirà
la nostra escursione. Seguendo dei cartelli che ci
indicano a grandi linee la direzione, risaliamo a
vista su tracce di sentiero, dapprima morbidamente,
poi aggirando un dedalo di macigni granitici,
attraversando una collinetta che la natura si è
divertita a scolpire, forare, modellare in mille
forme bizzarre dando al paesaggio un aspetto
fiabesco. In questo caos di verde e di rocce
vermiglie, incredibilmente mimetizzata su un
pianoro, fa capolino dalla vegetazione la bellissima
tomba di giganti di “Barrancu Mannu”
o “Grutta Fraigada”.
Grande sorpresa si avrà nel constatare che, subito
a lato, è affiancata da un altrettanto incredibile
e stupefacente monumento geologico, che ci strapperà
ancor più meraviglia, dato che ne ricalca forma e
posizione! E’ qui che si accalcano, mescolando
mito e leggenda, racconti d’altri tempi, con
l’attribuzione al luogo di una sacralità e magia,
che mode attuali vorrebbero trasformare in una sorta
di circo della guarigione!!! Zona di passo per le
specie migratorie, è attraversata incessantemente
da stormi di uccelli rumorosi e variopinti che
gareggiano in imprendibili acrobazie. L’aria è
pervasa dall’essenza di elicriso e lavanda, di
cisto, mirto e lentisco. Sulla via del ritorno lo
scampanio ipnotico delle capre al pascolo ci
accompagna soavemente dandoci il senso dell’eden
lasciandoci un ricordo che rimarrà sicuramente
indelebile nel tempo.
Mariano
Balbina
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