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Una visita all’Asinara assume ora, a pochi anni dalla sua dismissione come luogo di penitenza, un viaggio nel tempo e nella sofferenza umana di chi vi ha soggiornato per espiare e chi comunque ha dovuto espiare combattendo con la solitudine che da tutto emana, dalle rocce alle praterie brulle, dai casali abbandonati e fatiscenti ai monumenti religiosi eretti qua e là da chi patì e amò quest’isola ricca di contraddizioni che la sua natura selvaggia e primaria riuscì, forse, a lenire il bisogno di riattraversare quel poche miglia dalla civiltà: allora come oggi chi può rimanere indifferente davanti allo spettacolo di un branco di mufloni che si abbevera nel laghetto retrodunale di cala S. Andrea? O mentre si è a mollo nell’incomparabile cala Sabina, le evoluzioni di alcuni Delfini che a pochi metri pochi strabiliano il visitatore rendendogli indimenticabile una giornata sull’isola e forse nella vita? L’Asinara è natura, natura allo stato puro! Passeggio a “Trabuccato” tra le fattorie ormai in rovina, un rumore improvviso mi fa sussultare le immagino ancora animate da chi non vuol soffrire, ma una sagoma bianca dagli occhi teneri mi rassicura, simbolo di un parco che vuol crescere e crescerà, una famigliola di Asinelli albini si defila sfuggendo all’assalto di “reporters” ansiosi di trofeo, schivi, con calma, da veri padroni dell’isola si riparano all’ombra di uno dei pochi alberi dell’isola. Cale dalle sabbie candide e acque trasparenti staccano dalle distese di cisto, elicriso, centaurea e lentisco ingialliti dal caldo, in qualche impluvio sparuti olivastri un po’ più verdi testimoniano le foreste che furono e voli di uccelli, quanti uccelli… gazze, pernici, persino una civetta in pieno giorno controlla i nuovi arrivati, uno sguardo e via… capisce andranno via subito, per tutti è un continuo stupore. Sull’isola anche tanti cinghiali, il loro numero preoccupa: troppi e poco cibo, ne fanno le spese anche le pernici, prima numerose ora il loro numero è in verticale diminuzione, i cinghiali si mangiano le uova, un problema ecologico, bisognerà riequilibrare dice Danilo la nostra guida; saranno abbattuti,? trasferiti?…Intanto gli undici abitanti dell’isola, tutti residenti a Cala d’Oliva, conservano il bianco paese memoria per il turista distratto che, magari, si farà conquistare da quest’isola che nel bene e nel male ha rappresentato e rappresenta un tesoro da preservare e migliorare affinché le generazioni future possano comprendere la Sardegna che fu. Mariano Balbina
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